Logo dell'azienda: due leoni alati che sorreggono uno scudo coronato su cui sono incise le iniziali E T
Dopo che Urano creò l'universo, si unì con la madre Gea, la Terra, ed ebbe molti figli che uccise. Si salvò Cronos, il Tempo...
All'inizio del secolo gli orologi si distinguevano ancora solo per la loro foggia: da uomo o da donna, i primi da tasca, i secondi agganciati mediante una spilla al bavero dell'abito. Con la guerra, l'industrializzazione, lo sviluppo delle attività sportive, cambiarono le esigenze e con esse lo scenario del mercato. Si dice che la prima a inventare l'orologio da polso sia stata una balia alla fine dell'Ottocento, che si legò al polso l'orologio con un nastro di seta fissandone in qualche modo l'altra estremità. I primi orologi da polso che entrarono in produzione regolare, erano infatti orologi da tasca più piccoli agganciati ad un cinturino di pelle. Una volta creato il prodotto, si sentė l'esigenza di diversificare l'offerta, proponendo qualcosa di veramente nuovo. Nacque l'idea dell' orologio di forma, categoria con cui si classificavano tutti quei modelli che si differenziavano, per design della cassa, da quelli classici, cioè rotondi. Louis Cartier aprė una nuova era con un modello creato per l'aviatore Santos Dumont. Si trattava del famoso modello Santos che cominciò ad essere venduto al pubblico dal 1911, e che è arrivato fino a noi, praticamente invariato, tanto da essere considerato l'orologio "di forma" più longevo che sia mai stato creato. In questo fenomeno di "ricerca della forma" seguirono ben presto tutte le case di produzione. Tra queste, la Movado, che presentò il modello Polyplan, innovativo sia nella forma estetica che nella tecnica, e la Patek Philippe, con l'orologio Referenza n. 1593, rettangolare convesso, sicuramente il più ricercato tra gli orologi di forma.
Dal 1913 in poi ogni casa propose le fogge e i modelli più svariati, fino a raggiungere vere esasperazioni delle forme. In questa bagarre di creazioni, si andarono delineando i modelli e le tipologie fondamentali riprese poi dalla produzione attuale: carré ovale, tonneau molto allungato, rettangolare, a cuscino, ecc. Tra le varie proposte delle Maisons più celebri, vanno ricordati alcuni modelli rimasti famosi nel tempo. La Patek Philippe realizzò in quegli anni il modello "Gondolo", caratterizzato da una cassa molto semplice con piccole anse e un grande quadrante con numeri arabi. Di dimensioni più ridotte, ma dalla fama insuperata, un altro modello realizzato in quegli anni da Louis Cartier: il celebre "Tank", (dal nome dei carri armati inglesi a cui si ispirava nella forma) modello molto elegante che diede origine ad una serie di orologi ancora oggi richiestissimi. Tra i precursori dei modelli di forma vi furono anche numerosi "complicati". Tutte le maisons uscirono con modelli dai meccanismi ad alta precisione. Patek Philippe, Cartier, Audemars Piguet, Vacheron Constantin proposero stupende variazioni sul tema, per la maggior parte con cassa rettangolare o tonneau, con calendari completi e fasi lunari, indicazione di giorno, mese e data, ecc.
Tra gli orologi di forma più noti, va ricordato il Rolex, che con la cassa "a cuscino" a tenuta ermetica, inizia la sua fortunata storia. Nei primi anni Venti escono due modelli destinati a fare epoca: il Rolex Prince e il Reverso della Jaeger Le Coultre. Il primo è un modello molto elegante, dal design straordinario, con anche la caratteristica del quadrante "duo-dial", con il settore per i secondi molto più grande del solito. Ancora più rivoluzionario il Reverso, la cui cassa rettangolare può ruotare su se stessa per proteggere il vetro, e che lo rende ancora oggi, uno dei modelli più venduti in tutto il mondo.
In principio erano soltanto circolari e questa caratteristica di stile si era talmente diffusa che sono tutt'ora denominati "di forma" tutti quei modelli che non rientrano nella geometria del cerchio che ha sempre accompagnato la storia dell'orologeria tradizionale. Questa forma la si riscontrava particolarmente negli orologi da tasca, quando le casse circolari sembravano essere l'unica forma possibile (vuoi per praticità e vuoi anche per la tecnologia di allora). Col nuovo secolo (a cavallo del primo decennio del novecento) le cose cambiano. Sono gli orologi da donna i primi a trasferirsi ai polsi (da monachine, orologi spille, ecc...), con la caratteristica di rimanere però sempre ben in vista e pertanto di attrarre l'attenzione, facendosi notare.
Tutto questo richiedeva un attento studio delle forme e dei contenuti per soddisfare chi li acquistava e poi indossava, magari abbinandoli a sfarzosi vestiti (erano gli anni della belle epoque). Negli anni 20 però, anche gli uomini (la prima guerra mondiale ha portato una vera inversione di pensiero) cominciarono a richiedere massicciamente orologi da polso, giudicati molto più comodi e pratici oltrechè una sorta di "status symbol" da mostrare. Cosicchè dal 1930 in poi la produzione degli orologi da polso prima eguaglia la produzione di quelli da tasca e poi avviene il sorpasso definitivo a tutto favore dei "polso".
Lo straordinario periodo dell'Art decò e la grande evoluzione formale che viene compiuta in quel periodo nei costumi è sicuramente uno dei più interessanti capitoli della storia del design. L'orologio certo non poteva sottrarsi, anzi... Alle classiche casse circolari (che però erano intanto divenute extrapiatte), si affiancano cosė quelle quadrate, rettangolari, galbè (rettangolari con gli spigoli rotondi), tonneau (a botte), tortue (guscio di tartaruga) e ovali, tanto per citare solo le principali. Dopo le casse, non potevano non aggiornarsi anche le lancette che vengono stilizzate e modernizzate e i quadranti che adottano perlopiù la numerazione araba o romana.
A sinistra vi sono alcuni esempi di casse e lancette.